I Paesi membri dell’Unione Europea hanno ancora due anni di tempo per recepire la direttiva “Case Green”, un’iniziativa ambiziosa volta a ridurre il consumo energetico degli edifici e le loro emissioni con l’obiettivo finale di raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo.
L’Analisi dei Commercialisti sulla Direttiva Prestazione Energetica nell’Edilizia
La Fondazione nazionale dei commercialisti ha pubblicato un documento intitolato “Primo esame della Direttiva Prestazione energetica nell’edilizia, meglio conosciuta come Direttiva case green”. Questo rapporto, elaborato dalla commissione Fiscalità immobiliare e della transizione ecologica, offre una prima analisi della Direttiva, rendendo comprensibili anche ai non esperti le disposizioni contenute al suo interno.
La direttiva fissa obiettivi precisi: per gli edifici residenziali, gli Stati membri dovranno ridurre il consumo medio di energia del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Almeno il 55% del risparmio energetico dovrà derivare dalla ristrutturazione del 43% degli edifici con le peggiori prestazioni. Per gli edifici non residenziali, introduce standard minimi di prestazione energetica, richiedendo agli Stati di ristrutturare il 16% degli edifici con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033.
La direttiva concede agli Stati la possibilità di esentare specifici immobili dagli obblighi, come edifici storici, luoghi di culto o edifici di proprietà delle forze armate. Inoltre, prevede che i governi adottino misure di assistenza tecnica e di sostegno finanziario, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili.
Le Soluzioni Proposte dai Commercialisti per la Ristrutturazione Edilizia
I piani nazionali di ristrutturazione dovranno includere una tabella di marcia per l’eliminazione graduale delle caldaie a combustibili fossili entro il 2040, segnando un passo importante verso edifici a zero emissioni.
Un altro punto chiave riguarda gli obblighi progressivi di installazione di impianti fotovoltaici, a partire da tutti i nuovi immobili non residenziali con superficie utile superiore a 250 mq, dal 2027.
Secondo l’analisi dei commercialisti, sarà necessario sostenere la ristrutturazione degli edifici a un tasso annuo di almeno il 3%. Le norme minime di prestazione energetica dovranno essere accompagnate da politiche per rafforzare le competenze nel settore delle costruzioni e ristrutturazioni. Si suggeriscono politiche industriali nazionali per la produzione su vasta scala di elementi prefabbricati adattabili localmente.
Strumenti Finanziari e Fiscali per Incentivare l’Efficienza Energetica
Sul piano finanziario, i commercialisti raccomandano di promuovere prestiti ipotecari con garanzie sociali e di favorire gli investimenti pubblici attraverso partenariati pubblico-privato o contratti di rendimento energetico. Gli strumenti chiave da implementare includono:
- Prestiti e mutui ipotecari
- Contratti di rendimento energetico
- Aliquote fiscali ridotte su lavori e materiali di ristrutturazione
- Fondi di garanzia
È fondamentale creare strumenti di consulenza e assistenza accessibili, come sportelli unici indipendenti che offrano gratuitamente servizi integrati di ristrutturazione energetica, coinvolgendo tutti gli attori interessati. Gli Stati dovranno anche impegnarsi nella rimozione degli ostacoli di natura non economica, come i requisiti di unanimità condominiale per interventi di efficientamento.
A livello organizzativo, i piani nazionali di ristrutturazione dovranno prevedere:
- Una rassegna del parco immobiliare nazionale per tipologia, epoca di costruzione e zona climatica.
- Una tabella di marcia con obiettivi nazionali e indicatori di progresso misurabili, inclusa la riduzione della povertà energetica.
L’Appello al Riutilizzo degli Edifici Esistenti: Un Approccio Sostenibile
Dai dati del censimento emerge che la maggior parte degli immobili (74,1%) si trova nelle classi energetiche meno efficienti (E, F e G), mentre solo una piccola parte (8,1%) è in classi superiori alla B. Gli organizzatori lanciano un appello all’esecutivo comunitario per una legislazione che incentivi il riutilizzo degli edifici esistenti attraverso:
- Riduzioni fiscali per lavori di ristrutturazione e materiali riutilizzati.
- Regole eque per valutare potenziali e rischi degli edifici esistenti.
- Nuovi valori per la CO2 incorporata nelle strutture esistenti.
L’obiettivo finale è la riappropriazione e riqualificazione degli spazi esistenti, privilegiandole rispetto alla demolizione e ricostruzione.
Un’iniziativa cittadina europea definisce la demolizione degli edifici “obsoleta” come pratiche dannose al pari dello spreco alimentare e della plastica monouso. Dopo la registrazione, è iniziata la raccolta firme per chiedere un cambio di rotta nella gestione del patrimonio edilizio esistente.
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